Concetto della forza



1. La forza come capacità sportiva

Maggiore è la capacità di esprimere forza, migliori saranno le prestazioni in molti sport:

sollevamento pesi,

pugilato,

lotta, e nella maggior parte delle discipline dell’

atletica(lanci, sprint, salti, ecc.).
Già agli albori della civiltà, si diceva: “Quell’uomo è forte”, “Quell’altro è resistente” oppure “Quella donna è così agile da lasciarci stupiti.”
La scienza dello sport, nota anche come

pedagogia sportiva, nacque nel XIX secolo grazie alle competizioni universitarie, soprattutto in Inghilterra, dove a Oxford e Cambridge si praticavano rugby, polo a cavallo, canottaggio.


2. Nascita della pedagogia sportiva

Per vincere le gare, si iniziarono preparazioni specifiche, dando origine alle prime ricerche sullo sport e alla nascita di allenatori professionisti.
Tra i pionieri spicca

Lev Matveev, che negli anni ’50 sviluppò la

teoria e metodologia dell’educazione fisicaall’Università di Mosca.
Nacquero così concetti pedagogici come “

forza”, “

resistenza” e “

velocità”, da cui derivarono espressioni come “allenamento della forza” o “allenamento della resistenza”.


3. Ma cos’è davvero la forza?

Se chiedessimo a un allenatore di pesistica “Che cos’è la forza che bisogna allenare?”, ci risponderebbe che è una

capacità fisica dell’atleta.
Approfondendo, direbbe che “si trova nel corpo dello sportivo”, basandosi su teorie di Matveev e altri autori che ne hanno rielaborato gli scritti.
Ma 70 anni fa, la pedagogia sportiva era solo agli inizi, e Matveev dovette introdurre una terminologia funzionale, seppur parziale.
Ancora oggi, molti vedono lo sportivo come una provetta dove avvengono dei processi. Ma la realtà è più complessa.


4. Anatomia della forza

Le capacità di spostare o accelerare un peso (o il proprio corpo) sono

morfologicamente legateai

muscoli specificie al

sistema nervoso.
Prendiamo l’esempio del velocista o del ciclista

Robert Förstemann: ciò che colpisce subito sono le sue gambe enormi.
I suoi

quadricipiti ricevono impulsi nervosi ad alta frequenza (80–120 Hz), sono ricchissimi di miofibrille e mitocondri, e gli permettono di pedalare ad alta velocità per oltre un’ora.
Anche le fibre lente sono ben sviluppate, mentre i glutei, femorali posteriori e polpacci partecipano meno al movimento principale. Le braccia, invece, sono quelle di un uomo medio.


5. Definizioni fisiche di forza

Per chiarire il concetto, ricorriamo alla fisica. Dalla scuola media sappiamo che:

F = m · a
  • F: forza
  • m: massa dell’oggetto (inerzia)
  • a: accelerazione

Possiamo riscriverla come:

F = dp/dt
  • p = mv: impulso (quantità di moto)
  • v: velocità
  • t: tempo

L’

impulsoè proporzionale alla forza e inversamente proporzionale al tempo: più rapido è lo spostamento, più grande è l’impulso.


6. Allenamento dell’impulso esplosivo

L’“esplosività”, allenata aumentando la forza e riducendo il tempo (ossia aumentando la velocità), è fondamentale in atletica, pesistica, arti marziali… quasi ovunque,

tranne forse nel powerlifting.


7. Forza: un concetto artificiale?

Parlare di “forza” come capacità generale del corpo

è impreciso: la forza non esiste in natura come entità isolata, è un

costrutto artificiale.
In realtà,

forza, resistenza e velocità sono capacità

morfologiche, legate a muscoli specifici e al loro

comando nervoso.
Un pattinatore o ciclista deve aumentare miofibrille e mitocondri dei quadricipiti, mentre uno sprinter si concentrerà su femorali posteriori, glutei e polpacci.


8. Velocità e classificazione muscolare

Anche tra i muscoli occorre distinguere:

  • Fibre veloci: ricevono impulsi >80 Hz
  • Fibre lente: impulsi <80 Hz
    Dire “la forza” significa riferirsi alla capacità quantitativa di accelerare il peso o se stesso.

9. Tipologie di forza

Le Università classificano la forza in:

  • Forza massimale
  • Forza esplosiva
  • Forza veloce
  • Forza resistente
    Nell’atletica si è introdotto il concetto di “potenza esplosiva”, cioè la capacità di esprimere forza nel minor tempo possibile.

10. Analisi del concetto di velocità

Gli sprinter, specialisti della velocità, si distinguono per:

  • Frequenza dei passi
  • Lunghezza dei passi
    La frequenza è difficilissima da allenare, poiché geneticamente determinata.
    Il campione olimpico Valery Borzov correva i 100m in 10.02s con 5,0 passi/sec, mentre Usain Bolt, con 9.58s, ne compiva solo 4,33.

11. Paradosso apparente: Bolt vs Borzov

Bolt correva con

passi più lunghi (2,47m)contro i

2,34m di Borzov.
Quindi, pur avendo frequenza minore, Bolt era

più fortee generava una

spinta più potente, volando oltre 13 cm in più ad ogni passo.
In totale, Bolt completò i 100m in

40,92 passi, mentre gli altri finalisti ne fecero circa

44,91, con passi di soli 2,23m.


12. Conclusione: la velocità è forza

Questo dimostra che la

velocità di uno sprinter è, in realtà, la sua forza.
Se vuoi essere più veloce, devi

allenare le fibre muscolari, aumentare la loro capacità di spinta,

curare la tecnicae ottimizzare il sistema nervoso.
Dell’

allenamento della forza parleremo nella prossima parte, ma ora abbiamo chiarito

il concetto della velocità.