La mia biografia sportiva e scientifica

Come possiamo vedere, la metodologia dell’allenamento si è fermata più di trent’anni fa. La scienza sportiva nel campo della forza non è riuscita a proporre metodi innovativi. Dagli anni ’50 del Novecento, i maggiori investimenti non si sono concentrati sul sistema di allenamento, bensì sulla ricerca di farmaci, integratori alimentari, simulatori e attrezzature per lo sviluppo della forza muscolare.

Che cos’è la scienza? Chi è un vero scienziato?

È colui che, grazie al pensiero astratto, costruisce un modello immaginario — un’ipotesi — dichiarando che se un gruppo di sportivi eseguirà certe azioni, si trasformeranno come previsto dal modello. Se la trasformazione avviene esattamente come previsto e altri ricercatori ottengono gli stessi risultati, quell’ipotesi diventa una teoria scientifica.

A questo punto è utile parlare anche di filosofia. Molti appassionati di sport interpretano i risultati delle ricerche in modo filosofico. Un filosofo è chi riflette e discute su un argomento cercando di ottenere risposte plausibili. Tutti, da un certo punto di vista, siamo filosofi. Ci sono i professionisti che si rifanno a Platone, Aristotele, Kant o Hegel, e ci sono i dilettanti: la maggior parte di noi.

Il problema è: se si ottiene un risultato attraverso il pensiero filosofico, come possiamo verificarne la verità? Ad esempio, l’ipotesi di Oparin sull’origine della vita sulla Terra, oppure l’esistenza di Dio — nessuno è in grado di provarle. Su questi temi si può discutere all’infinito, ma il ragionamento non può dimostrarli oggettivamente. Immanuel Kant, nel suo capolavoro Critica della ragion pura, ha smontato i ragionamenti basati esclusivamente sulla ragione.

Al contrario, la scienza è un sistema di conoscenze acquisite attraverso la ricerca. Uno scienziato, grazie al pensiero astratto, crea un modello e lo testa con esperimenti. Se i risultati confermano l’ipotesi, essa si trasforma in teoria: una realtà oggettiva verificabile da altri.

Questo è il metodo scientifico, introdotto — secondo la storia — da Galileo Galilei e Leonardo da Vinci.

Dopo Newton, fondatore della meccanica classica, l’Ottocento ha visto enormi progressi scientifici: Faraday ha rivoluzionato l’elettricità e il magnetismo, Edison ha illuminato il mondo con la lampada a incandescenza, e geni come Tesla, Pasteur e Darwin hanno spinto la scienza ai massimi livelli.

Anche il pensiero filosofico ha cambiato direzione grazie a Kant e Hegel con Scienza della logica. Nel 1883 Friedrich Engels ha pubblicato il suo capolavoro Dialettica della natura — una sintesi delle conoscenze umane.

Il materialismo dialettico, contrapposto al pensiero classico di Pitagora e Socrate, si fonda sullo studio della materia. Viviamo in un mondo materiale che dev’essere studiato scientificamente. Non nego il pensiero metafisico — come dicono i cabalisti, “non esiste un seme quaggiù che non abbia un angelo lassù” — ma noi viviamo quaggiù, e dobbiamo restare con i piedi per terra. Non si può stare comodi su due sedie. Tuttavia, molti sedicenti ricercatori e allenatori interpretano i dati scientifici in modo metafisico.

La mia storia personale

Fin da bambino ammiravo atleti forti: pugili, lottatori e pesisti. Avevo un libro sui Giochi Olimpici con la foto di un campione della mia città — lo ammiravo. A 18 anni decisi di praticare pesistica, ma gli allenatori dicevano che ero troppo “vecchio” per iniziare. Non mi arresi e continuai a cercare palestre, finché approdai al club Dinamo. “Non neghiamo a nessuno”, mi disse un responsabile, indicandomi un allenatore. Era lui — il campione nella foto!

Ebbi la fortuna di studiare la pesistica con i migliori del mondo. Negli anni ’70-’80, il sollevamento pesi sovietico era al suo apice. Mi allenavo su una piattaforma con campioni europei e mondiali, sotto la guida di un oro olimpico. Non avevo le doti genetiche dei grandi, ma compensavo con impegno, studio e dialogo.

Le origini sportive

A 7 anni mio padre mi iscrisse a nuoto. Dopo otto anni, mi ribellai: ero stanco di nuotare avanti e indietro — nonostante fossi bravo. Mio zio, allenatore di atletica, mi affidò a una collega. Partecipai a una gara sui 60 metri e arrivai secondo… e lasciai anche l’atletica. Di nascosto andai in una palestra divisa tra lottatori e pugili: alternavo judo e boxe. Ma fui scoperto e riportato in piscina (dove mi servivano buoni risultati sportivi per accedere all’università di medicina).

All’università dedicai tutto il tempo libero alla pesistica. Parlavano con i docenti per approfondire teoria e pratica. Dopo la laurea lavorai in ambito sanitario. Avevo la possibilità di allenarmi anche due volte al giorno e di gareggiare all’estero.

Lavoravo par-time in un laboratorio di ricerca. Tra noi c’erano esperti di varie discipline; io mi occupavo di biochimica e medicina. Applicavo le mie scoperte su me stesso e sugli atleti che volevano seguirle.

Una svolta imprevista

Durante un’estate afosa, stavo eseguendo lo strappo con dei cinturini. I legacci erano bagnati dal sudore. Mentre ero accosciato, il peso scivolò all’indietro e io, pur aprendo le dita, non riuscii a liberarmi. Il bilanciere sembrava incollato alle mani. Caddi all’indietro con tutto il carico. Per fortuna non c’erano fratture, ma mi lesionai i gomiti. Non potevo più sollevare pesi per mesi.

Durante la riabilitazione, mi allenai con i culturisti. Un appassionato di bodybuilding mi fece una proposta: “Hai gambe, schiena e spalle già pronte. Lavora su bicipiti e petto. Tra cinque mesi c’è un torneo internazionale in città: puoi arrivare in finale. Ci stai?” — “Ci sto”, risposi.

Cinque mesi dopo arrivai terzo nella categoria 90 kg. L’anno successivo fui secondo al campionato repubblicano IFBB.

Un nuovo capitolo

Gli anni ’90 furono difficili per me e per il mio Paese. Mi allenavo poco: tutte le energie erano dedicate alla sopravvivenza. Nel 2000 mi trasferii in Italia. Dopo il periodo di adattamento, ripresi a frequentare la palestra. Diciotto anni fa iniziai judo, poi MMA e grappling — che pratico tuttora. Ho portato anche mia moglie in palestra… dove mi prende a pugni!

La ricerca scientifica

Da oltre 40 anni svolgo ricerche nel campo dello sport. Quando non c’era internet, consultavo abstract journals e richiedevo articoli da tutto il mondo: dagli studi ben finanziati del MIT, all’Università di Educazione Fisica e Sport di Mosca.